UNESCO: Dieta Mediterranea patrimonio immateriale dell’umanità

A potersi fregiare di questo prestigioso titolo, sono tutti i prodotti abitualmente presenti sulle tavole di noi italiani: pasta, frutta e verdura, cereali, pesce, vino ed ovviamente l’olio d’oliva.

Correva l’oramai lontano anno 2008 e l’Italia presentò all’UNESCO una nuova candidatura da inserire nel patrimonio dell’umanità: la Dieta Mediterranea, entrata poi a far parte del patrimonio culturale immateriale dell’Umanità nel 2013.

A potersi fregiare di questo prestigioso titolo, sono tutti i prodotti abitualmente presenti sulle tavole di noi italiani: pasta, frutta e verdura, cereali, pesce, vino ed ovviamente l’olio d’oliva, ma non solo. Lo stile di vita e la storia stessa dei prodotti costituiscono le fondamenta su cui poggia l’intera dieta mediterranea, autentico crocevia di tradizioni e culture, scrigno contenente le eredità enogastronomiche e comportamentali dei popoli che hanno attraversato le nostre terre.

Parlare della Puglia come della regione più rappresentativa della dieta mediterranea, può forse sembrare azzardato, ma è sufficiente pensare alla sua vastità di prodotti mediterranei ed alle moltitudini influenze enogastronomiche eredità di popoli quali normanni, francesi, arabi, spagnoli per ricredersi. Come enunciato dalla stessa UNESCO, “la dieta mediterranea prevede un insieme di competenze, conoscenze, riti, simboli e tradizioni in materia di colture riguardanti la raccolta, la pesca, la conservazione, l’elaborazione e la cucina dei cibi, ed in particolare la condivisione e il consumo degli stessi. Mangiare insieme è il fondamento dell'identità culturale e la continuità delle comunità in tutto il bacino del Mediterraneo: si tratta di un momento di scambio sociale e comunicativo, il cui risultato è l'affermazione e il rinnovamento della famiglia, del gruppo o dell'identità della comunità. La dieta mediterranea sottolinea i valori di ospitalità, vicinato, il dialogo interculturale e la creatività, ed uno stile di vita orientato al rispetto per la diversità”.