Origini dell’albero d’oliva

Tutto inizia dalla pianta madre: l’olivo, affascinante albero sempreverde dal fusto nodoso e contorto, alto fino a 20 m e appartenente alla vasta famiglia delle oleacee.

La famiglia si differenzia in ben 30 generi;la specie è suddivisa in due sottospecie, l'olivo coltivato (Olea europaea sativa) e l'oleastro (Olea europaea oleaster), variante selvatica tipica della macchia mediterranea, con foglie spinose e piccole drupe amare.

L'olivo è una pianta che può facilmente raggiungere alcune centinaia d'anni, grazie anche alla sua capacità di rigenerare completamente o in buona parte l'apparato epigeo (fusto e rami) e ipogeo (radici) danneggiati, e di adattarsi facilmente a diversi tipi di terreni, anche sassosi e calcarei. Numerosi rinvenimenti archeologici, racconti tradizionali e testi religiosi riportano le origini della coltivazione dell’olivo a circa 6000/7000 anni fa, nei territori dell’Asia Minore tra il Caucaso, le pendici ovest dell'altopiano iraniano e le coste mediterranee della Siria e della Palestina. La diffusione dell'ulivo coltivato avvenne gradualmente nelle zone pianeggianti del bacino del Mediterraneo, dove la temperatura mite e l’altitudine (meno di 400m) favorirono la diffusione dei cultivar: prima in Egitto, poi in tutto il Mediterraneo grazie all’attività mercantile dei Fenici.

Tra il IX e l'VIII secolo a.C l’olivo divenne uno dei pilastri della civiltà ellenica, fu però l'Impero Romano a portare l'olivicoltura alla sua massima estensione ed intensità con all'introduzione di avanzati sistemi di ammasso e distribuzione dell'olio. Oggi, l'area colturale dell'olivo va dal 30° al 45° parallelo di latitudine Nord. In Italia, la varietà dei terreni e le efficienti tecniche produttive insieme alle caratteristiche morfologiche e climatiche del Paese permettono la realizzazione di un olio di qualità superiore alla media mondiale. Qui la coltura nazionale dell'olivo conta circa 1.180.000 ettari, di cui oltre il 60% si trova in Puglia, Calabria e Sicilia.

Immagine: Anfora di Vulci, particolare, VI sec. a. C.